Ho scritto diversi libri, anche se uno solo probabilmente merita questo nome.
Parla di epistemologia e affronta temi impegnativi, come ad esempio: cosa è la verità? Come possiamo conoscerla? La realtà esiste o è costruita? Come possiamo “gestire” concetti-limite come quello di “infinito”, di “complessità”, ecc?
In quel contesto, come mi hanno fatto osservare alcuni lettori attenti, manca un argomento: quello sul tempo.
Non che mi mancasse il materiale, anzi. Né mi mancava la motivazione. Nel 1992 il mio più caro amico è morto per un incidente stradale. Emersero più volte nel mio animo domande che ci poniamo tutti di fronte ad un evento del genere: se fosse uscito di casa un quarto d’ora più tardi..., se non avesse preso proprio quella strada… Non è affatto da trascurare il fatto che nessuna delle leggi della fisica nega la possibilità dei viaggi nel tempo: allora pensavo: se potessi tornare indietro di un poco nel tempo per avvertirlo…
Forse non devo neanche dimenticare che da giovane mi piaceva moltissimo la fantascienza. E il tema del tempo è uno dei più generosi per questo genere. Perché immaginare, ad esempio, dei viaggi nel tempo porta immediatamente a riflettere sulla possibilità di complessi paradossi. E ragionare sui paradossi è un’operazione filosofica piuttosto fertile.
Così, è stato quasi naturale che il transito dalla gioventù ad un’età più matura sia stato accompagnato da molte letture sul tempo, che dai romanzi di fantascienza si sono trasferite all’epistemologia e alla filosofia.
In quasi tutti i migliori di questi libri, che in buona parte trovate segnalati in nota nelle prossime letture, ci si chiede:
- Il tempo esiste, o ce lo inventiamo noi? Detto meglio: è una delle forme a priori della nostra intuizione, come proponeva Kant? Oppure è un’entità reale, un oggetto dotato di esistenza e specifiche proprietà, come preferivano pensare fisici come Newton e Einstein?
- Perché è un concetto così sfuggente? Sembra al pensiero la visione delle Pleiadi: se le guardiamo di sfuggita, scintillano a centinaia nel cielo notturno; ma se proviamo a focalizzare lo sguardo su di esse rimangono in sette o otto. A questo proposito, è così nota la frase di Agostino da Ippona che mi prendo il lusso di non citarla…
- Le leggi della fisica sono simmetriche per inversione temporale: non dimostrano l’esistenza del tempo. Provare a risolvere certi paradossi (come quello chiamato EPR di cui parla la lettura n° 3) porta la fisica moderna a creare nuove affascinanti ipotesi, come quella del “mare di frequenze” (lettura 4), del multiverso, o la M-teoria delle superstringhe che contempla uno spazio-tempo a dieci o undici dimensioni in perenne vibrazione. Tutto questo non è fantascienza: sono le frontiere più sfidanti della scienza moderna. Vale la pena conoscerle? Io credo di sì. Quanto meno perché sono affascinanti, direi vertiginose. Ma anche perché dietro a queste ipotesi stanno anche applicazioni tecnologiche che usiamo tutti, come la T.A.C. o il lettore di DVD.
Eppure, pur avendo molte schede di lettura di libri, molte domande e qualche divertente ipotesi di risposta, il capitolo sul tempo non l’ho scritto. Perché non mi sono mai trovato alla fine di un pensiero, perché ogni passo apriva visioni su nuovi sentieri, perché, specialmente su questo tema, non c’è sentiero tracciato, ognuno traccia il proprio camminando.
Queste poche pagine di blog sono dunque qualche sentiero tra gli infiniti possibili. Proviamo a camminare insieme per qualche …tempo.
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